A questa morte si appoggia chi vive

Trinita

«A questa morte si appoggia chi vive». Con queste parole, Mons. Mario Delpini siglava la Pietà Rondanini, che scelse per accompagnare la preghiera del suo ingresso come Arcivescovo nella nostra Diocesi.

È una frase forte, di quelle che rimangono scolpite nel cuore e che tengono in piedi nei momenti più difficili. È una frase paradossale perché proprio la morte – che ci fa sentire senza appoggio, ci fa sprofondare nel vuoto e nella disperazione – viene riconosciuta come solido appoggio per la vita. Non si tratta, chiaramente, di una frase ad effetto per un’immaginetta, ma è la verità della nostra fede: il Signore della Vita ha attraversato la morte, non ne ha raggirato l’ostacolo, ma se n’è lasciato schiacciare e soffocare.

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.
Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:

«Elì, Elì, lemà sabactàni?»,
che significa:
«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:
«Costui chiama Elia».
E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto,
la fissò su una canna e gli dava da bere.
Gli altri dicevano:
«Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».
Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce
ed emise lo spirito.
Mt 27, 45-50

Gesù prende su di sé l’angoscia della morte, il dolore, lo strappo affettivo, e così partecipa “da dentro” alla paura più grande dell’uomo: la paura di finire nel nulla.
Anche Gesù sperimenta il senso dell’abbandono di Dio, il senso della perdita del respiro della vita, ma non cede alla tentazione di  vincere la morte senza attraversarla. Gesù muore e muore per davvero, con dolore e nel disonore e il suo corpo spezzato, il suo sangue versato, il soffio del suo spirito reso a Dio ottengono al mondo la vita per sempre!

[Palazzo apostolico, La discesa agli Inferi, part. – Cappella Redemptoris Mater]

Grazie, Gesù, perché sei Signore anche nella morte. Perché non ti sei fermato prima di morire, ma sei andato avanti, fin dentro la morte, fino a farti attanagliare dalle sue spire, fino a farti inghiottire dal buco nero che essa rappresenta sopra di noi e fino all’Ade che ci immaginiamo sotto di noi.
Grazie, Padre, perché hai tanto amato il mondo da dare il tuo Figlio in pasto alla morte e così la morte non ha più potere su di noi. Il sacrificio di Cristo ha placato quella sua fame nefasta e maligna e ci ha salvato.
La mano di Lui ci tira fuori dalla morte, come vediamo nelle icone che presentano Adamo ed Eva afferrati dal Cristo, primizia dei morti e dei risorti.

Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?
1 Cor  15, 55

Ecco, anche noi possiamo gridare, possiamo cantare queste parole e questa realtà: la morte è stata inghiottita nella vittoria.
Con questa certezza che ci tiene in piedi e che ci tira fuori dall’infimo delle nostre morti di sempre, da quelle quotidiane e dalle nuove forme di morte che segnano il nostro tempo, celebriamo oggi la Morte del Signore che cambia il nostro modo di interpretare la fine e la morte e il nostro modo di vivere la vita e di stare al mondo.
Veramente “a questa morte si appoggia chi vive”.

sDM


Proposta video: Giacomo Poretti in Piazza Duomo a Milano il 9 maggio 2014 (dalla diretta di TV2000 e chiesadimilano.it)

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