Ho desiderato ardentemente

Lavanda Piedi

Gesù nell’ultima Cena, compie due gesti estremamente banali e al tempo stesso rivoluzionari: lavare i piedi, spezzare il pane e versare il vino. Questi gesti della quotidianità del popolo di Israele hanno assunto, dopo il Giovedì santo, un significato immenso, un significato solenne, hanno impresso uno stile a chi vuole seguire Cristo.
Mi chiedo come mai Gesù faccia questo. Sappiamo bene di chi fosse figlio, potremmo dire che non doveva fare questi gesti così umili, così impropri per la sua regale dignità. Credo che dobbiamo tenere presente due cose fondamentali:
– Gesù desidera fare la Pasqua, compiere un passaggio, dare un senso nuovo, un senso rinnovato ai gesti della antica alleanza;
– Gesù è l’immagine del Dio capovolto, del Dio che non sta in un empireo e non si sporca le mani con l’uomo, anzi Dio si fa carne in Gesù attraverso lo Spirito per condividere in tutto la condizione dell’uomo.

Gesù si china sull’uomo per lavare i piedi: immagine stupenda in cui vediamo un totale abbassamento (kenosi) appunto perché si possa manifestare la sua grandezza, la sua potenza che ha come centro la libertà; Gesù si abbassa per lavare i piedi e nell’acqua i volti si assommano per formarne uno solo, quello del perfetto discepolo, di chi vuol seguire Cristo pur con tutte le difficoltà e le tentazioni del mondo.


Gesù spezza il pane, consacra il vino: entra in due elementi basilari per la vita dell’uomo, quel pane derivato dal frutto per eccellenza, il grano, quel pane quotidiano necessario per l’oggi che siamo invitati a chiedere nella preghiera, quel nutrimento che ci aiuta a comprendere che non possiamo vivere solo del pane materiale, ma anche del pane della Parola, del pane del perdono.
Gesù con l’Eucaristia e poi con la passione e morte ci mette di fronte anche in maniera forte e decisa la sua realtà, la sua verità e ci chiede di seguirlo, ci chiede di metterci in cammino, ci chiede di desiderare di vivere la Pasqua, di cambiare anche noi il nostro cuore perché sia sempre pronto ad accoglierlo dentro la nostra vita.

È confortante vedere come l’abbassamento di Gesù non sia solo nella vita serena e felice, quando tutto va bene, anzi è decisivo soprattutto nel momento tragico dell’orazione nell’orto dove vi è la lotta tra la volontà umana e la volontà divina, ma qui si dispiega il grande affidamento di Gesù al Padre.

Ci aiuti il Signore a vivere un Giovedì santo protesi a guardare come il Figlio desideri fare Pasqua con noi, come ci lavi i piedi e come si doni a noi in quel sacramento nel quale siamo chiamati a riconoscerci in Cristo figli amati e come Lui ad invocarlo come Padre.

f.R.

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